EMPOWERMENT FEMMINILE IN TURCHIA

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Author: Denise Nanni
Publishing House: epubli
Publishing Year: 2016

Description:

ProMosaik ha deciso di pubblicare questa tesi di Denise Nanni incentrata sull’empowerment femminile nel mondo musulmano in generale e sulla Turchia e i suoi movimenti femminili in particolare per diversi motivi, tra cui figura in soprattutto l’importanza data al discorso interculturale ed interreligioso all’interno del discorso e della lotta femminista.

Per me personalmente come femminista e come musulmana è molto interessante vedere come il femminismo sviluppatosi nei paesi musulmani, in questo caso in Turchia, tra Islam e modernità, senza voler comunque essere colonizzato da fuori e mantenendo dunque la propria peculiarità sia culturale che religiosa, venga visto da giovani autrici occidentali interessate al mondo musulmano e alle sue dinamiche sociali, storiche e di genere.

Trovo che le analisi condotte da Denise Nanni siano molto utili per capire il femminismo turco-musulmano ed interessarsi ad un mondo femminile che a prima vista sembra tanto diverso da quello occidentale.

Credo che credere in un femminismo al plurale sia proprio la via maestra per lottare per un mondo che assicuri la dignità e l’autodeterminazione alle donne nel loro ambito culturale e religioso peculiare.

Credo che questa giustizia verso le altre culture sia anche il modo per garantire una pace duratura all’insegna del rispetto della diversi.

Per quanto riguarda i temi fondamentali affrontati in questo libro, vorrei proporvi un breve sommario:

Questo lavoro si propone di fornire una panoramica sui diritti delle donne e dei processi di empowerment in Turchia.

Il concetto di empowerment ha acquisito un ruolo significativo nelle politiche di uguaglianza di genere a partire dagli anni ’90. L’empowerment è strettamente collegato al contesto culturale e sociale. Tuttavia, possiamo considerarlo come un processo attraverso il quale una persona o un gruppo acquista una percezione più ampia sulla propria condizione, sui propri diritti e sulle proprie opportunità, per sviluppare autostima e le abilità per cambiare la propria situazione.

La religione musulmana non può essere considerata come un qualcosa di omogeneo e statico; si tratta di una religione che si è adattata a diversi contesti sociali e culturali.

La Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne rappresenta uno degli strumenti più importanti e giuridicamente vincolanti in materia di diritti delle donne dal punto di vista internazionale. E ‘stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1979 ed è entrata in vigore nel 1981. Ha dato una definizione di discriminazione di genere e ha stabilito un ordine del giorno internazionale per sfidarla.

Un altro documento importante è il Rapporto sullo sviluppo umano nel mondo arabo del 2005. Da questo rapporto, emerge che la famiglia è la prima istituzione sociale che riproduce i rapporti patriarcali, mantenendo dunque la disuguaglianza di genere.

Nel dibattito in corso tra le società occidentali e i paesi musulmani su questioni di genere, i primi criticano il modo in cui vengono trattate le donne e la mancanza di diritti legali. Tuttavia, queste critiche non considerano che le donne musulmane abbiano interiorizzato un modello di genere diverso, parte della loro identità anche religiosa. In questa prospettiva, i musulmani conservatori possono percepire la lotta dei diritti delle donne un strategia imperialista.

Un movimento che potrebbe dare il suo contributo in questo contesto è il femminismo islamico, attraverso il quale le donne musulmane rivendicano i propri diritti attraverso una rinegoziazione dei limiti imposti dal loro contesto sociale e culturale.

Nell’impero ottomano la legge principale era la shari’a e l’uomo era chiaramente considerato al di sopra della donna. Con le riforme Tanzimat (1839-1876), ci sono stati i primi cambiamenti. Nel 1923 è stata dichiarata la nascita della Repubblica turca con Mustafa Kemal Atatürk. Il suo scopo principale era quello di creare una nazione laica e moderna. L’emancipazione femminile faceva per lui parte del processo di modernizzazione. Questo “femminismo di stato” si basava sul mito secondo cui prima dell’Islam esistevano parità di genere e democrazia. In questo modo la religionse era vista come ostacolo alla modernizzazione del paese.

Negli anni ’80 il femminismo liberale prese piede in Turchia. Paradossalmente, all’indomani del golpe è sorta un’altra ondata di femminismo. Temi centrali erano la violenza domestica e la disuguaglianza di genere nella vita quotidiana. Si sono avute la revisione del codice civile e di quello penale.

L’ONG Women for Women’s Human Rights, fondata nel 1993 ad Istanbul, ha avuto ed ha ancora un ruolo importante sia a livello locale che internazionale. Coordina anche la Coalizione per i diritti sessuali e fisici nelle società musulmane. Sono state fondate altre ONG a favore dell’empowerment femminile.

Gli argomenti fonddamentali sono i diritti civili, la violenza domestica e di genere, le strategie contro la violenza, i diritti economici, la comunicazione, la paternità, la sessualità, i diritti riproduttivi e l’organizzazione civile e locale.

I due problemi principali in Turchia comunque ancora sono l’occupazione femminile, che è ancora bassa e concentrata in alcuni settori e la bassa partecipazione delle donne in politica.

Nel 2009, l’UNFPA ha pubblicato la più estesa ricerca sulla violenza domestica mai realizzata in Turchia. In base ad essa, il 39% delle donne ha sperimentato violenza fisica dal loro partner e il 15% violenza sessuale.

L’aspetto più inquietante è la normalizzazione della violenza da parte delle donne stesse: il 14% di loro ha dichiarato infatti di accettarla,  e una donna su tre ha dichiarato che è l’uomo ha il diritto al rapporto sessuale anche contro la volontà della partner.

Un’altra importante ricerca è quella condotta sulle dinamiche dei delitti d’onore da cui emerge che il concetto di onore è strettamente collegato alla sessualità femminile.

Secondo gli esperti dell’Unione europea, le tre principali fonti di disuguaglianza di genere in Turchia sono la violenza, il tasso di disoccupazione delle donne e la mancanza di istruzione.

Va detto comunque che l’uguaglianza di genere non sarà raggiunta solo attraverso le leggi. Sarà necessaria una riflessione più approfondita. Infatti nel corso della nostra vita abbiamo interiorizzato modelli di comportamento che dobbiamo rivedere. L’uguaglianza non è qualcosa che sarà raggiunto unilateralmente, ma deve essere compresa e accettata da tutti.